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27 gennaio 2012
Arrestare la deriva. A proposito di No-Tav in cella.
“Non ci divideranno tra buoni e cattivi: il movimento è uno solo”. Sotto questo slogan i No-Tav stanno organizzando – ieri, la fiaccolata a Bussoleno - la loro “risposta” alle decine di arresti in tutt’Italia in relazione alle violenze alla manifestazione del 3 luglio dello scorso anno. Il garantismo ci appartiene – sempre e comunque, con tutti e chiunque; se no, non è garantismo ma “solidarietà amorale con i propri” – pertanto gli arrestati sono cittadini innocenti. Alle Procure spetterà dimostrare la loro eventuale colpevolezza. E con prove inoppugnabili, al di là di ogni ragionevole dubbio. Dopo aver raccolto anche tutte quelle a discolpa, come prevede la procedura. Detto per inciso, ma nemmeno troppo, il “carcere preventivo” non ci piace non solo quando a rischiarlo è l’onorevole Cosentino. Pur avendo denunciato la “deriva violenta” del movimento trenocrociato, pertanto, non facciamo gli ultrà di magistrati e poliziotti. Nemmeno, però, partecipiamo alla loro delegittimazione. Offriamo qualche spunto. Ecco tutto. Denunciamo, intanto, l’ennesima debolezza di quegli amministratori che si sono acriticamente accodati alle “parole d’ordine” ed alle “analisi” dei leader del movimento. E non ci si può non stupire di come siano facili all’attacco a Caselli. Già eroe del processo a Giulio Andreotti, montato in coerenza ideologica ai all’Antimafia professionale. Vediamo con preoccupazione la rinnovata strumentalizzazione – citiamo dal comunicato di “Spinta dal Bass” - del “colorato mondo no tav con bambini, nonni, giovani studenti...tutti insieme per chiedere l'immediato rilascio di tutti gli arrestati”. Ancora una volta, ci si fa schermo del “volto presentabile” per affermare (ma quanti ne sono consapevoli tra i, non molti in verità, marciatori?) l’unitarietà e la legittimità di ogni forma di opposizione alla realizzazione della linea Torino-Lione. Una posizione pericolosa. C’è una contraddizione e, drammaticamente, gli amministratori che hanno fatto dell’opposizione intransigente al Tav l’unica ragione/contenuto del loro impegno non si pongono come argine. Piuttosto portano il loro contributo all’onda di piena. Non ci interessa la polemica, quindi, non sottolineeremo come tutto ciò strida con decenni di “predicazione” sulla legalità. Sappiamo bene che contro il “cavaliere nero” tutto vale e, se non è contro di lui, si può ben transigere sull’assolutizzazione dei “valori” e dei “principi”. Non ci sono nemmeno più “compagni che sbagliano”, solo compagni di strada che sono stati ingiustamente incarcerati. Poco importa che, ha spiegato Gian Carlo Caselli, gli arrestati lanciassero “pietre, fionde, fromboli, punte ferrate, estintori, oggetti contundenti, secchi di vernice e di olio, letame, petardi e bombe carta, razzi segnaletici". Basta dirsi No-Tav per avere ragione. Pericoloso, molto pericoloso. Si sta creando una mentalità. Si sta dando “agibilità” ad un “pensiero”, ad una “cultura”, che un tempo era confinato nell’estremismo. Ci sono bambini, studenti, famiglie ed anziani cui viene insegnato che la polizia e la magistratura sono al “servizio della lobby del cemento e del tondino”. Che effetti ha ed avrà questo sulla “convivenza civile” in Val Susa? Quanto la Val Susa, per l’irresponsabilità di chi “guida” il movimento, rischia di diventare il laboratorio di un nuovo antagonismo? Quanti, magari per calcolo di visibilità, “cavalcano la tigre”, sono consapevoli dei rischi che si corrono? L’intelligenza, la comprensione razionale della realtà, passa attraverso la distinzione. Fare “mucchio” di tutto pur di combattere un treno-drago, non è certo un servizio al “bene comune”. Non possiamo dire se fosse il tempo (ed il caso) di questi arresti. Di sicuro è il momento, per gli amministratori e per i non-violenti, di arrestare la marcia. E riflettere.
| inviato da sassonellostagno il 27/1/2012 alle 18:2 | |
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27 gennaio 2012
La "guerra preventiva" a Formigoni e le illusioni martelliane dei cortigiani di Cav Il-sung
La “nota lobby” di Repubblica (con graziosa convergenza del Corsera) ha decisamente “messo nel mirino” Roberto Formigoni. E con lui la possibilità di una sezione italiana del Partito Popolare Europeo che sappia tenere insieme la concretezza e l’identità. Una “guerra preventiva”, verrebbe da pensare. La “sinistra senza popolo”, i “salotti degli azionisti” (scegliete voi se perché eredi di Parri o perché in possesso di notevoli pacchetti di titoli) vogliono lucrare sul “disastro berlusconiano” per bloccare sul nascere ogni ricomposizione del maggioritario fronte moderato. L’armamentario retorico è il solito: i ciellini che sanno affari, le connivenze e, un po’ spolverati, gli argomenti che fecero la (s)fortuna dell’antiberlusconismo. Non ci interessa, qui, produrci in una difesa. Piuttosto ci soffermiamo sulla “debolezza” con cui quello che dovrebbe essere il principale riferimento italiano dei popolari europei (il PdL) sta affrontando questa contingenza politica. Una “debolezza” resa evidente dall’incapacità (o non volontà?) di molti “leader” del partito di opporsi creativamente a questo “assalto al Pirellone” e dall’assenza di un contributo unitario alla “larga coalizione” che sostiene il governo Monti. Non da oggi, con questo “piccolo blog di giudizio ed opinione” e non solo, si è ingaggiata una battaglia per una “uscita creativa dal berlusconismo” (quella che abbiamo chiamato a-berlusconizzazione). Una battaglia volutamente estrema e non banalmente politicista. Ciò che conta – siamo o non siamo lanciatori di “sassi nello stagno”? – è essere pungolo. Non ci appassionano, anche se non le demonizziamo, lontani come siamo da ogni astrattismo, le alchimie della “politica politicante” : c’è chi le sa gestire meglio di noi. Proviamo a mettere a disposizione qualche idea. L’attacco a Roberto Formigoni - che ci sembra non dispiacere troppo a settori di un partito allo sbando - dovrebbe rendere evidente quanto fa paura un PdL che non sia mero strumento dell’Imperatore (e degli interessi dei vassalli) ma si trasforma in contenitore di esperienze popolari, luogo di elaborazione politica originale ed attore per il “bene comune”. Dovrebbe, ma in troppi – chi abbia vissuto il tracollo democristiano non stenterà a riconoscersi il ripresentarsi delle meschinità – sono attenti esclusivamente alla propria salvezza personale. Per ottenere la quale accettano (quando non producono) una “sospensione della politica”. Il mondo cattolico, pur con limiti che sono figli di ragioni che non si possono indagare nel ristretto spazio di un “elzeviro”, sta cercando un proprio protagonismo. Il “Popolo della Libertà” sembra, proprio come la DC nel ’92-’94, essere incapace di dedicare tempo ed energie per “connettersi” con questo fermento. Ci sono posti da salvare. E la “fifa blu” che l’Augusto(lo) di Arcore tratti una “resa separata” pur di non perdere “la roba”. Quindi si difende il “porcellum”, si ripropongono le tristi pratiche cortigiane e… basta. Tacciono gli adoratori retribuiti di Cav Il-sung, veri e propri “uomini impagliati”. Caschi il Celeste, ci sarà più spazio per noi. Che, poi, basterebbe Wikipedia, per ricordare come andò a finire l’illusione di Claudio Martelli di utilizzare “Mani Pulite” per liberarsi di Bettino Craxi.
| inviato da sassonellostagno il 27/1/2012 alle 17:15 | |
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24 gennaio 2012
Stasera a "Il Sasso nello Stagno"
“Se l'obbedienza è dignità fortezza. La libertà è una forma di disciplina. Assomiglia all'ingenuità la saggezza.” (CCCP, da "Depressione Caspica")
“Il precettore Pangloss era l'oracolo di casa, e il piccolo Candido ascoltava i suoi insegnamenti con la fiducia propria dell'età e del suo temperamento. Pangloss insegnava la metafisico-teologo-cosmologo-scempiologia. Egli dimostrava mirabilmente che non c'è effetto senza causa, e che in questo migliore dei mondi possibili… è provato, diceva, che le cose non potrebbero andare altrimenti: essendo tutto quanto creato in vista di un fine, tutto è necessariamente inteso al fine migliore. I nasi, notate, son fatti per reggere gli occhiali: e noi infatti abbiamo gli occhiali… Ne consegue che coloro i quali hanno affermato che tutto va bene, han detto una castroneria. Bisognava dire che meglio di così non potrebbe andare.” (Voltaire, “Candide”).
OSSERVAZIONE vs RAGIONAMENTI
Caldarola vs Vauro: lo stereotipo dell’ebreo
Kattolici vs Cattolici: “Sul concetto di volto nel figlio di Dio” di Romeo Castellucci
Carità vs Omelie: i parroci si dimenticano della strage in Nigeria
Bene Comune vs blocchi: taxisti, camionisti, limiti delle liberalizzazioni (e dei… Forconi)
| inviato da sassonellostagno il 24/1/2012 alle 13:31 | |
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19 gennaio 2012
Buttandola in politica. Chi "salga a bordo, cazzo!" e chi "scenda, è ora!"
“Salga a bordo, cazzo!” Gregorio De Falco a Francesco Schettino
La metafora è stata quasi consunta (il “giornalista collettivo” non brilla per fantasia). Il naufragio del Concordia lo si è, con diversi obiettivi e qualche ragione, paragonato alla situazione che sta vivendo la nostra Italia. Antonio Socci (che non può essere certo accusato di conformismo), su “Libero” di oggi, rivolge ai partiti politici, in un articolo che è un attacco poco velato all’approccio alla Presidenza della Repubblica di Giorgio Napolitano, un “invito” che assomiglia molto a quello urlato dalla Capitaneria di Porto al gaglioffo Capitan Schettino. Pur non riconoscendoci nel giudizio sull’operato di Giorgio Napolitano, non possiamo non essere consonanti con il richiamo ai partiti. Per noi c’è, però, chi deve “salire, cazzo!” e chi sarebbe assai meglio che “cazzo, scenda!”. Nella prima categoria inseriamo i “cavalli di razza” della politica professionale, ovunque schierati, che sarebbe decisamente importante sviluppassero un più forte protagonismo. Non è il momento di cedere – per conformismo, per pigrizia o per qualche calcolo – alla tentazione tecnocratica. I tecnici vanno “imbrigliati” (non hanno forse detto di lavorare con spirito di servizio?) in una maggioranza larga e “super-politica”. Se la formula “grande coalizione” è indigesta (più al pubblico o più agli attori?), se ne scelga un’altra ma… ci si impegni. Non si escluda un Monti-bis con all’interno autorevoli rappresentanti della classe politica. Non si smarrisca quell’intento pacificatore dei primi giorni (intento che aulicamente, qualche settimana fa, proprio Socci illustrava e fondava). Tra quanti debbono “salire”, anche le grandi forze sociali e, guardandoci in casa, l’articolato universo di esperienze (e, burocraticamente, di sigle) del “mondo cattolico”. Serve una grande “alleanza sociale”, uno “spirito costituente”. A proposito: ci pare non da buttare la proposta di Rino Formica e del rinato “Avanti!” di una nuova assemblea costituente. Tra quanti sarebbe il caso che “scendessero”, partiremmo dai meschini esponenti della “partitocrazia senza partiti” (ma, insieme, ai protestatari senza costrutto, alfieri di conservatorismi struccati da ribellione). Passando, poi, a nomi pesanti, non si possono non inserire nella lista – lo diciamo perché la prospettiva di un PPE italiano ci sta a cuore – Berlusconi e Bossi. La loro stagione è finita. Eviti di perpetuare il loro tempo sulla scena, finendo per farsi ricordare come attori scoppi ed alcolizzati che non vogliono imboccare la strada delle quinte, rovinando lo spettacolo. I “soci fondatori” dell’Asse del Nord che ha prodotto più centralismo che federalismo, non vestano i panni di calciatori quarantenni che vendono il loro nome (evocante antico talento) svendendo la loro storia. E’ il tempo di Angelino Alfano (e, magari, di Roberto Formigoni) per un PdL che deve sfidare l’Udc (per dire, non è che anche per PierFurby sia il momento di “scendere”?) ad uscire dal posizionamento tattico al centro, dalla riproposizione dell’ovvio doroteo. Per la Lega, lo diciamo con il rispetto ma anche la durezza che si deve al più vecchio dei partiti presenti in Parlamento, è il momento di una revisione seria. La rendita di posizione di un logo a cui si è associato tutto ed il contrario di tutto non è un punto di partenza per una politica seria. Più Tosi e più Zaia, meno urli fanatici per inneggiare al Capo (che appunto, a nostro modesto avviso, dovrebbe “scendere”, magari accompagnato da famiglia e badanti). A sinistra, potrebbe “scendere” dalla litigiosa barca la trista e trita contrapposizione tra i “ragazzi di Berlinguer” Veltroni e D’Alema. Davvero c’è nulla di nuovo? Il più Scattino di tutti, però, è sicuramente Beppe Grillo, con il suo armamentario qualunquista ed antipolitico. Si, ecco, “scenda” anche lui. Unitamente a tutti gli scontati, e trasversalmente presenti, odiatori dei partiti, che non possono “governare” la nave, al massimo cantare/suonare a bordo (proprio come il Cav delle origini o il baricchiano Danny Boodman T.D. Lemon Novecento). Si faccia “scendere” anche il maggioritario (con buona pace di Angelo Panebianco e le sue rampogne sul “Corriere”). La politica deve “salire”. Di livello, innanzitutto. In politica, dalla base ma senza retoriche assembleari o giovaniliste, debbono “salire” altri protagonisti. Nei partiti, ovvio.
Marco
| inviato da sassonellostagno il 19/1/2012 alle 16:3 | |
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17 gennaio 2012
Stasera su "Il Sasso nello Stagno"
“La nave è ormai in mano al cuoco di bordo e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta, ma il menù del giorno dopo” S. Kierkegaard
La difficoltà del governare
Governare: Dirigere, amministrare, curare dal greco: [kybernan] dirigere, governare - o più propriamente, reggere il timone.
Un naufragio simbolo di una Nazione? Governare è (solo) far credere?
L’insopprimibile “fattore umano”. Nel quotidiano, nella cosa pubblica, sulla “barca di Pietro”.
Guardando ai fatti, senza fermarsi alla cronaca.
| inviato da sassonellostagno il 17/1/2012 alle 14:35 | |
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11 gennaio 2012
Appello ai fratelli della "milizia azzurra"
Qualcuno potrebbe accusarci d’essere ipermontiani (l’etichetta montiana ce l’hanno, almeno a metà de “Il Sasso”, affibbiata da un po’), visto che questo blog si è ridotto, nelle ultime settimane, a svolgere una funzione meramente tecnica: lanciare i temi delle trasmissioni. La questione, come facilmente immaginabile, è prosaicamente dovuta ad un eccesso d’impegno/i su altri fronti. Torniamo oggi, sperando di dar maggior continuità nell’aggiornamento, ha scrivere anche d’altro. Iniziamo, nel nostro stile, con una provocazione.
Appello ai fratelli della “milizia azzurra” (*)
Agli operai ed ai contadini, ai piccoli e grandi imprenditori (della new ed old economy) ed agli impiegati, ai commercianti ed agli studenti, ai volontari ed ai “berlusconiani cattolici” (ed anche a quelli catodici), ai blogger ed ai giornalisti militanti, alle donne ed agli uomini di pensiero e di azione che hanno speso energie sul fronte destro del bipolarismo,
a tutti Voi (mai a-berlusconiani) che qui vogliamo chiamare “milizia azzurra”,
L’annuncio della fine del “bipolarismo muscolare” (e della triste stagione della sterile contrapposizione berlusconismo/antiberlusconismo) è stata da molti salutata con gioia, per quanto segnata (e favorita) dall’avanzare di una crisi economica interna ed internazionale di proporzioni gravi e prospettive tendenti al peggio.
Vi e ci fu promesso (non per un anno e nemmeno per un lustro, piuttosto per quasi un ventennio) che la semplificazione (anche arbitraria) del quadro e delle prassi politiche avrebbe rassicurato vero sviluppo ed un nuovo protagonismo del nostro Paese nel mondo. Queste promesse, anche per articolate resistenze interne ad un sistema di poteri di fatto che il berlusconismo non comprendendole non ha saputo superare, non sono state mantenute. Occorre che di questo si prenda serenamente atto. Archiviando la retorica del leaderismo e la criminalizzazione della “democrazia dei partiti”.
Cari fratelli, che vorreste non dismettere le scarpe a punta ed il nodo grosso della cravatta, voi avente creduto ad una promessa di liberalizzazione, di superamento dello statalismo e di costruzione di una democrazia decidente. Vi siete trovati a difendere: tassisti, farmacisti, notai, avvocati, clientele ed evasori, politiche rigoriste incapaci di generare sviluppo e piccoli centralismi regionali. In ultimo, per un mortale abbraccio con la Lega Nord, un “piccolo nazionalismo” da avanspettacolo, antieuropeo, securitario e, nemmeno troppo nascostamente, razzista. Tacciamo, per carità di Patria, del mai compreso “anarchismo valoriale” richiamato dal Cav.
Noi facciamo nostro lo spirito del 1994. Depurandolo dell’odio antipartitico, dal comodo giustizialismo (poi rinnegato) e delle furberie mediatiche.
Per questo osiamo rivolgerci a Voi, chiedendo un nuovo impegno. Siamo disposti ad unire le nostre esili forze alle vostre per combattere i parassiti della rendita, gli odiatori di mestiere, i “borsaneristi” del “tanto peggio tanto meglio”. E’ questo il tempo della costruzione di una grande forza nel solco del popolarismo, attenta al laburismo cattolico e a quello socialista, all’autonomismo ed al protagonismo della società.
Perché la nostra lotta sia coronata da successo dobbiamo volere la riconciliazione del popolo italiano ristabilendo la unità della Nazione, per la salvezza della Nazione, superando la divisione criminale creata nel nostro popolo da chi aveva interesse a spezzarne la fraternità.
Amici, fratelli della “milizia azzurra” portate con voi lo “spirito di rinnovamento” e partecipate a costruire una nuova (e non nuovista) politica. Oltre Berlusconi, primo “traditore” del berlusconismo.
(*) il riferimento è al togliattiano “Appello ai fratelli in camicia nera” (1936). Per “milizia azzurra” si intendono i berlusconiani più o meno della prima ora.
| inviato da sassonellostagno il 11/1/2012 alle 13:31 | |
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6 gennaio 2012
Martedì a "Il Sasso nello Stagno"
“…per me non era un luogo tra gli altri, ma un aspetto delle cose, un modo di vivere” (Cesare Pavase, “La casa in collina”)
L’Italia dei “cento campanili” “Comune Ricchezza” o “insigne debolezza” (*)?
L’editore e giornalista Gianfranco Scarpa, presentando “L’Opera Omnia” recentemente edita dalla sua Aghepos, rifletterà con noi sul tema. Un modo per continuare, oltre le cerimonie, una riflessione sull’Unità della nostra Italia.
(*) la formula è dello storico Fernand Braudel che questo vedeva nella “ricchezza e densità di città nella realtà italiana”
| inviato da sassonellostagno il 6/1/2012 alle 19:51 | |
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2 gennaio 2012
Domani, su SusaOndaRadio, torna "Il Sasso nello Stagno"
“Tutto quello che comincia ha una forza, una novità, una freschezza come l’alba” (Charles Péguy)
Il primo giorno è il più bel giorno.
Non bastano dovere e sobrietà!
La “forza motivante”
“L’Italia può e deve farcela; la nostra società deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa”. (Giorgio Napolitano, Discorso di fine anno 2011)
“Alla fine dell’anno, l’Europa si trova in una crisi economica e finanziaria che, in ultima analisi, si fonda sulla crisi etica che minaccia il Vecchio Continente. Anche se valori come la solidarietà, l’impegno per gli altri, la responsabilità per i poveri e i sofferenti sono in gran parte indiscussi, manca spesso la forza motivante, capace di indurre il singolo e i grandi gruppi sociali a rinunce e sacrifici. La conoscenza e la volontà non vanno necessariamente di pari passo. La volontà che difende l’interesse personale oscura la conoscenza e la conoscenza indebolita non è in grado di rinfrancare la volontà. Perciò, da questa crisi emergono domande molto fondamentali: dove è la luce che possa illuminare la nostra conoscenza non soltanto di idee generali, ma di imperativi concreti? Dove è la forza che solleva in alto la nostra volontà? Sono domande alle quali il nostro annuncio del Vangelo, la nuova evangelizzazione, deve rispondere, affinché il messaggio diventi avvenimento, l’annuncio diventi vita”. (Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2011)
| inviato da sassonellostagno il 2/1/2012 alle 17:27 | |
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