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20 maggio 2014

Ideologia Gender - Lettera aperta ai cattolici della Valle (Alessandro Vacchiotti)

Amico e collaboratore di questo blog, il giornalista Alessandro Vacchiotti ha pubblica su "La Valsusa" di questa settimana questa "lettera aperta". La riteniamo interessante e condivisibile, per questo (con il permesso dell'autore) decidiamo di rilanciarla. (S_n_S)


Caro Direttore,
ti chiedo ospitalità sul nostro settimanale diocesano per questa che vuole essere una “lettera aperta ai cattolici della Valle”. La scrivo, se si può richiamare la formula di Giovanni Testori, “dal mio nulla”. Confido, però, che la pochezza di chi li mette in fila, non faccia soprassedere sulla decisività dei contenuti. L’idea di stendere queste righe, credo opportuno dichiararlo in premessa, mi è nata in occasione della recente riunione dell’equipe adulti del Consiglio Diocesano di Azione Cattolica, di cui faccio parte. In quel contesto ho proposto, in modo meno organico, alcuni degli spunti che sintetizzo in questa missiva.
In questi ultimi due decenni, in questa Valle, abbiamo visto, non sempre secondo la cifra di un’adeguata prudenza e comprensione della “laicità della sfera politica”, un forte attivismo di tanti “cattolici impegnati” in un contrasto (definito necessario) alla realizzazione di una grande opera pubblica. Si è assistito, quasi, al desiderio di assimilarsi totalmente al movimento che, a quella opera, non sempre senza contraddizioni, si opponeva. Si è detto che questo fosse necessario per adempiere al compito della “custodia del creato”. Altre voci, ad esempio quelle che si rifacevano al magistero di Monsignor Vescovo che ha sempre richiamato a non “dividere il corpo ecclesiale” su quel tema, sono state spesso tacciate di “collaborazionismo” o di “deficit d’ispirazione evangelica”.
Non è questo il tema, però, del mio scritto. Tutt’al più, un’indispensabile contestualizzazione.
Ciò che mi preme, anche richiamandomi a quanto Papa Francesco ha detto nella recente Udienza all’Azione Cattolica Italiana, è che si sappia, “agli impegni intraecclesiali, unire quello di contribuire alla trasformazione della società per orientarla al bene”. Noi cattolici, anche sul piano locale, non dobbiamo, per richiamare ancora le parole del Santo Padre in quell’occasione, “rimanere chiusi”. Chiusi nelle sacrestie (anche in quelle ammantate di progressismo) e nelle conventicole. Chiusi negli schemi ideologici. Chiusi alla verità, magari perché egoisticamente attaccati a una nostra opinione particolare. Occorre, facendo parlare ancora il Papa, sostanziare “il nostro impegno a incontrare l’uomo dovunque si trovi, lì dove soffre, lì dove spera, lì dove ama e crede, lì dove sono i suoi sogni più profondi, le domande più vere, i desideri del suo cuore”. Incontrare l’uomo vuol dire, prima di tutto, difendere l’uomo e l’umano. Questa è una faccenda pubblica, radicale, che riguarda tutto e tutti. Papa Bergoglio, sempre all’udienza, ci ha ammoniti a “evitare la tentazione della "quiete", che non ha niente a che fare con il rimanere in Gesù; evitare la tentazione della chiusura e quella dell’intimismo, tanto edulcorata, disgustosa per quanto è dolce, quella dell’intimismo”. Occorre, io almeno mi permetto di leggerla così, che i laici si mettano in gioco sulle questioni decisive. D’altronde, se non ci facciamo spiegare questo papato dai giornaloni laicisti o dal tradizionalismo ideologico, lo sappiamo: nessuno ha eliminato la centralità dei “principi non negoziabili”. La loro difesa, piuttosto, è stata consegnata (anche su questo si gioca la reale missionarietà) a noi laici. Tra gli “attacchi all’umano” – e qui mi rivolgo ai fratelli nella fede che vivono nella Valle: su questo tema non si può scegliere la quiete! – una perniciosità particolare l’ha l’ideologia gender. “Il lemma ‘gender’ – ci ha mirabilmente insegnato Benedetto XVI nel discorso alla Curia del 12 dicembre 2012 - viene presentato come nuova filosofia della sessualità. Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente”. La Chiesa, noi “popolo cristiano”, non può – “esperta di umanità” qual è – non alzare la propria voce, a difesa del bene di tutti, su questo “attacco alla natura umana”. Di più, di fronte a progetti liberticidi come la “legge contro l’omofobia” - che in realtà rischia di essere solo un modo per mettere il bavaglio alla Chiesa, ai cattolici – non si può cedere alla “tentazione della quiete” per non disturbare il mondo, per non perdere la patente di moderni (che, poi, a ben vedere, è sinonimo di irrilevanti). Ai cattolici di questa Valle, molti dei quali hanno scelto una “strada militante” per “difendere il creato” opponendosi a un treno, rivolgo l’invito a vedere quanto sia attacco alla natura (prima ancora che alla Chiesa) un’ideologia che ha evidenti conseguenze tecnocratiche e consumistiche (si pensi alla questione degli “uteri in affitto”). Un’ideologia – e la collegata legge “contro l’omofobia” che in realtà introduce un reato d’opinione – che richiede una battaglia (laica e trasversale) di contrasto. Sorelle e fratelli della Chiesa che è in Susa, questo il senso di questa “lettera aperta”: non è dunque il tempo di spendersi, senza infingimenti, in questa difesa dell’uomo e della sua natura?

Alessandro Vacchiotti




permalink | inviato da sassonellostagno il 20/5/2014 alle 16:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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