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27 gennaio 2012

La "guerra preventiva" a Formigoni e le illusioni martelliane dei cortigiani di Cav Il-sung

La “nota lobby” di Repubblica (con graziosa convergenza del Corsera) ha decisamente “messo nel mirino” Roberto Formigoni. E con lui la possibilità di una sezione italiana del Partito Popolare Europeo che sappia tenere insieme la concretezza e l’identità. Una “guerra preventiva”, verrebbe da pensare. La “sinistra senza popolo”, i “salotti degli azionisti” (scegliete voi se perché eredi di Parri o perché in possesso di notevoli pacchetti di titoli) vogliono lucrare sul “disastro berlusconiano” per bloccare sul nascere ogni ricomposizione del maggioritario fronte moderato.
L’armamentario retorico è il solito: i ciellini che sanno affari, le connivenze e, un po’ spolverati, gli argomenti che fecero la (s)fortuna dell’antiberlusconismo.
Non ci interessa, qui, produrci in una difesa. Piuttosto ci soffermiamo sulla “debolezza” con cui quello che dovrebbe essere il principale riferimento italiano dei popolari europei (il PdL) sta affrontando questa contingenza politica. Una “debolezza” resa evidente dall’incapacità (o non volontà?) di molti “leader” del partito di opporsi creativamente a questo “assalto al Pirellone” e dall’assenza di un contributo unitario alla “larga coalizione” che sostiene il governo Monti.
Non da oggi, con questo “piccolo blog di giudizio ed opinione” e non solo, si è ingaggiata una battaglia per una “uscita creativa dal berlusconismo” (quella che abbiamo chiamato a-berlusconizzazione). Una battaglia volutamente estrema e non banalmente politicista. Ciò che conta – siamo o non siamo lanciatori di “sassi nello stagno”? – è essere pungolo. Non ci appassionano, anche se non le demonizziamo, lontani come siamo da ogni astrattismo, le alchimie della “politica politicante” : c’è chi le sa gestire meglio di noi. Proviamo a mettere a disposizione qualche idea.
L’attacco a Roberto Formigoni - che ci sembra non dispiacere troppo a settori di un partito allo sbando - dovrebbe rendere evidente quanto fa paura un PdL che non sia mero strumento dell’Imperatore (e degli interessi dei vassalli) ma si trasforma in contenitore di esperienze popolari, luogo di elaborazione politica originale ed attore per il “bene comune”. Dovrebbe, ma in troppi – chi abbia vissuto il tracollo democristiano non stenterà a riconoscersi il ripresentarsi delle meschinità – sono attenti esclusivamente alla propria salvezza personale. Per ottenere la quale accettano (quando non producono) una “sospensione della politica”.
Il mondo cattolico, pur con limiti che sono figli di ragioni che non si possono indagare nel ristretto spazio di un “elzeviro”, sta cercando un proprio protagonismo. Il “Popolo della Libertà” sembra, proprio come la DC nel ’92-’94, essere incapace di dedicare tempo ed energie per “connettersi” con questo fermento.
Ci sono posti da salvare. E la “fifa blu” che l’Augusto(lo) di Arcore tratti una “resa separata” pur di non perdere “la roba”. Quindi si difende il “porcellum”, si ripropongono le tristi pratiche cortigiane e… basta.
Tacciono gli adoratori retribuiti di Cav Il-sung, veri e propri “uomini impagliati”. Caschi il Celeste, ci sarà più spazio per noi. Che, poi, basterebbe Wikipedia, per ricordare come andò a finire l’illusione di Claudio Martelli di utilizzare “Mani Pulite” per liberarsi di Bettino Craxi.




permalink | inviato da sassonellostagno il 27/1/2012 alle 17:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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